Una proposta per il culto al Sacro Cuore

Questi giorni che si dipanano dalla domenica di Pasqua alla festa del Sacro Cuore, attraversando gli eventi straordinari dell’Ascensione e soprattutto quello centrale della Pentecoste, sono quelli in cui viviamo l’essenza del nostro Carisma associativo.

Carisma che si fonda su quanto Gesù ha annunciato ai suoi Apostoli circa il senso della Pasqua: «Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò» (Gv 16,7) e su quanto, ancora Gesù, ha manifestato a suor Carolina con locuzioni interiori: «il culto dell’Eterno divino Spirito: amore sostanziale del Padre e del Figlio (…) sarà come il complemento dell’onore dovuto al mio Cuore. Sarà la gloria del Padre e del Figlio…Sarà la gloria della SS.ma Trinità».

In questo messaggio a suor Carolina Gesù ci apre una nuova strada: invitandoci ad un culto speciale, nuovo allo Spirito Santo, da vivere come complemento al culto dovuto al Sacro Cuore!

Un culto che completa, non un culto che sostituisce. Un culto allo Spirito Santo che deve diventare un tutt’uno con quello già in uso verso il Sacro Cuore. D’altra parte Il compimento, la compiutezza, la pienezza sono. le attitudini proprie dello Spirito Santo. La Pentecoste è esattamente una festa della compiutezza: “al compiersi del giorno di Pentecoste” lo Spirito Santo irrompe. La manifestazione dello Spirito Santo è il completamento della manifestazione della SS.ma Trinità.

“È infatti all’insegna del compimento (significato del verbo symplëroö) che si apre programmaticamente la sequenza descrittiva [di Pentecoste] (At 2,1) e il compimento è una sola cosa con riempimento (plëroö) (At 2,2.4), un concetto pure fondamentale nell’economia pneumatologica che ricorre ripetutamente nella pericope (At 2,2.4) a significare l’attitudine propria dello Spirito alla colmazione di ogni vacuità”.

Alla luce di queste brevissime, ma a mio modo di vedere significative, considerazioni viene da dire che ciò che rileva veramente non sono le riflessioni che si possono svolgere sui singoli culti, al Sacro Cuore o allo Spirito Santo, ma al fatto che insieme devono diventare un solo culto, alla loro complementarietà che «sarà», come rivelato a suor Carolina, «la gloria della SS.ma Trinità».

Un culto al Sacro Cuore che Gesù desidera «sia in una forma più completa, cioè onorando in pari tempo anche lo Spirito Santo, con atti di adorazione, benedizione ecc. in un modo mai fatto finora».

Mi crea anche una certa suggestione pensare che queste locuzioni, nelle quali specificatamente si fa riferimento alla necessaria (per l’umanità) e desiderata (da Gesù) complementarietà dei due culti, si siano verificate a far data dal giorno 8 dicembre 1965. per poi proseguire nei successivi giorni sempre del mese di dicembre.

Un giorno assolutamente particolare per la Chiesa, vuoi per la ricorrenza ciclica della festa dell’Immacolata Concezione, vuoi, dal punto di vista proprio di quello specifico anno 1965, in quanto è il primo giorno dopo la chiusura del Concilio Vaticano II. Potremmo dire una nuova Pentecoste al compiersi del Concilio.

San Paolo VI nel suo discorso conclusivo aveva detto che “non poche questioni, suscitate nel corso del Concilio stesso, rimangono in attesa di conveniente risposta”.

Può essere allora questa sintesi, questo invito alla complementare convergenza dei due culti in uno la (e se no la, una) “conveniente risposta” alle tante attese nate dal Concilio Vaticano II?

D’altra parte lo stesso san Paolo VI entrando in qualche modo in questa logica ‐ almeno così sembrerebbe! ‐ non dirà alcuni anni dopo che «alla cristologia e specialmente all’ecclesiologia del Concilio deve succedere uno studio nuovo ed un culto nuovo sullo Spirito Santo, proprio come complemento immancabile all’insegnamento conciliare».

Allora è determinante per la nostra Associazione, senz’altro, ma per la Chiesa tutta, per l’umanità tutta ‐ direi ‐ adempiere a questo invito. E quale forma, infine, dovremo dare a questo culto? Non lo so. Certamente: non lo so. Ma questo non significa che non debba fare niente. L’immobilismo sarebbe davvero l’unico modo certo di non adempiere.

Quindi? Quindi bisogna cominciare a cercare, studiare ipotesi, poi lo stesso Spirito Santo e lo stesso Sacro Cuore daranno la luce giusta per definirne modi e forme di questo nuovo culto.

Un’ipotesi che propongo di valutare, sperimentandola, è quella di dare un particolare significato a tutti i venerdì che vanno dal secondo dopo Pasqua a quello della festa del Sacro Cuore ‐ attraverso la partecipazione alla Santa Messa (da celebrare, ove possibile, anche nella forma votiva allo Spirito Santo), il ricevimento della particola nella Comunione sacramentale e la recita del rosario o, comunque, di preghiere specifiche allo Spirito Santo ‐.

Si tratta, anche in questa circostanza, di nove venerdì che vanno ad unirsi alla pratica dei nove primi venerdì del mese già molto apprezzata e vissuta dal Popolo di Dio. Questi ulteriori nove venerdì rappresenterebbero una sorta di complemento, di accelerazione, di potenziamento, che interverrebbe nella parte finale del periodo in cui cade la pratica dei primi nove venerdì.

Essi andrebbero, altresì, vissuti con particolare onore allo Spirito Santo e sempre con le finalità di riparazione «agli oltraggi inferti alla santità di Dio Padre dalle nostre iniquità degli uomini» già propri della devozione al Sacro Cuore. Sono, infatti, questi oltraggi che ‐ come dice Gesù a suor Carolina ‐ ancora lo tengono «in stato di vittima», ovvero sotto il dolore atroce e crudele dei chiodi e della lancia. Sono questi oltraggi che vogliamo riparare.

Devo anche far presente che l’idea di questa ulteriore devozione è nata dal fatto che una sorta di primitiva e prima festa riconducibile al Sacro Cuore è stata quella chiamata: “Festa della Santa Lancia e del Chiodo della Croce” (Lancea et Clavus Domini) della quale Papa Innocenzo VI nel 1353 ne aveva autorizzata la celebrazione, per i paesi legati al Sacro Romano Impero, nel secondo venerdì dopo Pasqua.

Ecco, sappiamo che lo Spirito Santo, il Consolatore perfetto, l’unico che può consolare pienamente il Sacro Cuore di Gesù, non vuole rientrare in quel Sacro Cuore, non vuole sanare e colmare la ferita in esso aperta, senza di noi.

Gesù preferisce continuare a soffrire, e con esso lo Spirito Santo, fino a che anche noi non rientriamo, alla sequela dello Spirito Santo, in quel Sacro Cuore.

Assecondiamo allora lo Spirito Santo, il Consolatore perfetto, che vuole rientrare e farci entrare con Lui in quel Cuore per colmare e sanare tutte le ferite di cui nella storia dell’uomo si è caricato per la nostra salvezza.

Mario Busca

Ultime Notizie

Giornalino

VUOI CONOSCERCI MEGLIO?

CONTATTACI

Centro dello Spirito Santo
Via delle Piagge, 68 – 00036 Palestrina RM