Lo Spirito Santo persona divina “trasparente”

Una bellissima catechesi del prof. don Pasquale Bua, tenuta il giorno 9 gennaio nell’affollata “sala san Francesco” del nostro Centro di Palestrina, ha segnato l’inizio delle attività pastorali dell’anno 2026. Il tema della catechesi è stato «Lo Spirito Santo. Persona divina ‘trasparente’. La proposta di alcuni teologi contemporanei».

Il prof. Bua ha voluto sottolineare come, raramente, viene chiamato a tenere catechesi sullo Spirito Santo, risultando, di norma, più “gettonati” argomenti su temi ecclesiologici e sacramentali. Lui stesso, dopo una prima fase di studio, nel suo dottorato di ricerca, conclusa con la pubblicazione del volume “La kenosi dello Spirito Santo. Un percorso nella teologia del novecento” edito nel 2021 da Città Nuova, è passato all’approfondimento teologico dei Sacramenti. Ma, come è risaputo, “il primo amore non si scorda mai” e così l’invito di Potenza Divina d’Amore a parlare nuovamente dello Spirito Santo gli è risultato particolarmente gradito.

Perché ha voluto chiamare lo Spirito Santo Persona divina “trasparente” e perché ha voluto virgolettare questo vocabolo? Perché proprio questa particolare caratteristica è stata rilevata da una parte della teologia del Novecento. Nella Chiesa d’occidente del secondo millennio, tutta incentrata sulla figura di Cristo (cristomonismo) si è verificato un vero e proprio “esilio” della Trinità. Ha ricordato come il famoso teologo tedesco Karl Rahner affermasse che “Si potrebbe quasi rischiare l’affermazione che, se si dovesse sopprimere, come falsa, la dottrina della Trinità, pur dopo un tale intervento, gran parte della letteratura religiosa potrebbe rimanere inalterata”.

Nella maggior parte della letteratura cristiana come pure nel nostro cuore, infatti, la Trinità sembra non avere cittadinanza, in quanto non riusciamo a comprendere che cosa cambi il fatto che Dio sia assolutamente Uno e unico ‐ come nel monoteismo ebraico o islamico ‐ o, invece, che sia Uno ma anche trino, come nel monoteismo cristiano.

All’interno, poi, di questa situazione di “esilio” della Trinità, ovvero della adeguata comprensione delle conseguenze del mistero trinitario per la nostra vita spirituale, chi sembra essere il vero esiliato ‐ esiliato dai libri di devozione, dalle catechesi e dalle attività di formazione cristiana in genere ‐ è proprio lo Spirito Santo.

Sembra infatti ancora echeggiare in molti la risposta che ad Efeso, i seguaci di Giovanni Battista, diedero a Paolo che li interrogava chiedendo se avessero ricevuto lo Spirito Santo: “Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo”. Anche per molti cristiani nostri contemporanei, come per quei cittadini di Efeso lo Spirito Santo è ancora una parola vuota.

Eppure lo Spirito Santo non è un tema fra gli altri, ma è un po’ l’anima di tutta la teologia, per cui entra ovunque; è il cuore pulsante della nostra vita cristiana. Non possiamo, infatti, neanche dire, come ci ricorda il Catechismo, che “Gesù è il Signore” se non sotto l’azione dello Spirito Santo.

Dopo un’articolata premessa sui temi appena accennati ed un passaggio sul delicato tema del filioque* (la processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio) che ha determinato insanabili incomprensioni con la Chiesa ortodossa, il prof. Bua ha rilevato come, dopo molti secoli di silenzio, il XX secolo ha visto una vera e propria rinascita di interesse e di particolare attenzione alla Persona dello Spirito Santo. Interesse che ha attraversato in modo pressoché analogo tutte le confessioni cristiane, quella cattolica, quella ortodossa e quella protestante o evangelica. Un risveglio assolutamente significativo ma ancora ben lungi dall’aver portato tutti i suoi frutti.

La condizione di “esilio”, di “trasparenza” dello Spirito Santo” sembra in qualche modo ancora sussistere. La catechesi si è pertanto sviluppata passando in rassegna, nei limiti temporali che le circostanze consentivano, tre figure particolarmente significative nella teologia del Novecento, ovvero di quella parte della teologia che ha voluto accendere i riflettori sulla Persona dello Spirito Santo: il teologo russo Serghei Bulgàkov della Chiesa ortodossa, il teologo svizzero Hans Urs von Balthasar della Chiesa cattolica e il tedesco Jürgen Moltmann della Chiesa evangelica.

Sergei Bulgàkov

Sergei Bulgàkov (1871‐1944) «un grande convertito ed un grande teologo… un grande uomo di Dio» affronta con profondità le tematiche che caratterizzano questo «esilio» proponendo essenzialmente quella che può essere definita una «reinterpretazione personologica del dogma trinitario».

Ovvero mentre la definizione ricorrente nella teologia, di Dio come una sola natura in tre persone, poggia sul concetto impersonale di natura, il Dio che si è rivelato, il Dio che conosciamo dalle Scritture è un soggetto personale che ama, salva, si commuove; che addirittura si adira e si pente.

Esso va pertanto considerato come una Persona nella quale divampano, però, come tre fuochi tre Centri Personali ognuno costitutivamente aperto all’altro in un rapporto d’amore. Amore da intendersi nel senso in cui lo intende l’apostolo Giovanni, come rinuncia a sé stessi, uscita da sé. Dio ‐ potremmo, in qualche modo, dire con Bulgàkov ‐ è il mistero di un Padre, di un Figlio, di uno Spirito che eternamente si svuotano (kenosi) ciascuno per far posto all’altro.

In questo reciproco donarsi lo Spirito Santo vuole esistere come Persona divina «trasparente», come occasione di incontro tra Padre e Figlio, che non vuole appartenersi, che non dice “Io”, ma permette al Padre e al Figlio di dirsi “Io” e “Tu”. Con veloci passaggi il prof. Bua ha anche messo in evidenza il pensiero di Bulgàkov sullo Spirito Santo come perfezionatore paziente, come colui che si immerge nella storia di ogni singolo uomo, nella sua quotidianità per trasformarlo con la sua opera di grazia, troppo spesso ostacolata dal peccato.

*La discussione sul Filioque (e dal Figlio) è relativa a quella parte del Credo in cui si afferma che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio (Filioque). Questa particolare affermazione che non era presente nel Credo originale è stata poi introdotta in quello niceno‐costantinopolitano. Introduzione che gli ortodossi non hanno accettata ritenendo che lo Spirito proceda soltanto dal Padre ed al massimo «attraverso», «per mezzo del» Figlio.

Hans Urs von Balthasar

Hans Urs von Balthasar (1905‐1988) è fra i teologi cattolici quello che in modo particolare ha riflettuto sullo Spirito Santo. L’uomo più colto del nostro secolo lo ha definito il teologo francese (anch’esso grandissimo) Henry De Lubac. La sua teologia, profondamente mistica si apre a profondità inaudite, soprattutto nel mistero del Venerdì Santo e ancora di più su quelle del Sabato Santo.

L’ultimo sforzo del suo gigantesco lavoro è dedicato allo Spirito Santo e si conclude con la pubblicazione nel 1987, un anno prima della sua morte, con la pubblicazione del volume Lo Spirito della Verità. In linea con quanto già sosteneva Agostino viene approfondita l’idea che Dio non diventa Amore entrando nella storia, quando si relaziona con noi; Egli è Amore da sempre, al di fuori della storia.

Lo Spirito è in Dio la Persona Amore, amore essenziale. Unisce e separa distinguendoli Padre e Figlio. Li tiene uniti cosicché all’amore del Padre che genera il Figlio svuotando tutto sé stesso risponde la volontà del Figlio in modo sempre conforme a quella del Padre (non la mia ma la tua volontà sia fatta).

Lo Spirito Santo è la Persona «Noi». Balthasar non dice «trasparente» ma usa espressioni analoghe, discreto, anonimo e simili, ma in questo anonimato, garantisce la relazione tra Padre e Figlio: è il Cuore d’Amore di Dio che lega Padre e Figlio e in quello stesso Cuore, dalla Croce, Dio raggiunge il mondo. Dall’estrema regione della Croce ci viene donato lo Spirito Santo.

Jürgen Moltmann

La bellissima esposizione del prof don Pasquale Bua si è infine conclusa con un velocissimo (per motivi di tempo) passaggio sullo Spirito Santo nella tradizione evangelica ed in particolare tratteggiando il pensiero di uno dei suoi teologi che maggiormente ha approfondito questo argomento: Jürgen Moltmann (1926‐2024).

Moltmann, come cristiano e come tedesco, si è molto interrogato su come sia possibile credere ancora in Dio dopo che l’umanità ha vissuto l’esperienza di Auschwitz; su come sia possibile che Dio sovrasti così dall’alto le molte, troppe vittime innocenti che muoiono qui in basso.

Questi interrogativi lo portano ad approfondire il mistero della Croce e a scoprire che Dio non sta mai dalla parte dei carnefici, ma sempre dalla parte delle vittime, perché è lui stesso il Dio crocifisso. E proprio Il Dio crocifisso sarà il titolo del suo libro più importante. Dio esiste, così, nelle fattezze del Crocifisso perché vuole essere Amore. Tuttavia, pur in questa visione, ammette lo stesso Moltmann, lo Spirito Santo trovava poco spazio nella sua teologia.

Soltanto grazie alle critiche che gli sono state mosse (in questo riluce la sua profonda onestà intellettuale) si è incamminato alla scoperta di terre sconosciute per capire chi è lo Spirito Santo. Dopo tanti anni, arriverà a scrivere Lo Spirito della Vita ‐ una e non l’unica, delle sue opere pneumatologiche ‐ nel quale dirà che proprio quel mistero della Croce va compreso non come avvenimento tra Dio e Dio (Padre e Figlio), ma come avvenimento tra Dio, Dio e Dio(ovvero Padre, Figlio e Spirito Santo), perché è proprio lo Spirito Santo che consente al Figlio di offrirsi in riscatto per tutti.

Il segreto motore dell’offerta sacrificate del Figlio è lo Spirito Santo, come ci ricorda la lettera agli Ebrei (9,14). Ha ricordato, ancora, pure come questa riflessione ispira l’icona della Trinità di Andrej Rublëv dove al centro delle Tre Persone c’è un Calice, l’offerta del Figlio, il Sangue la Croce, che da sempre è iscritta nel seno di Dio Uno e Trino.

Ecco, infine lo Spirito, inafferrabile, perché non vuole che conosciamo Lui, ma vuole che in Lui conosciamo il Figlio e nel Figlio il Padre. Dice, infatti, Moltmann ‐ e così conclude la sua conferenza il prof. Bua ‐ è vero che se noi consideriamo il mistero trinitario lo Spirito è l’ultimo perché il Padre genera il Figlio e nel Figlio fa spirare da Sé lo Spirito, ma se guardiamo la Trinità dal punto di vista del nostro personale risalire a Dio (reditus) lo Spirito diventa il primo perché è Lui che ci conduce al Figlio ed è il Figlio che ci condurrà al Padre.

Mario Busca

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